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]]>Paolo Macrì
Articolo pubblicato su Genova Impresa 2/2021
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]]>ORNANO LIVE: un format di successo Leggi altro »
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]]>Trovata l’idea e stretti gli accordi con il comico Antonio Ornano e il suo amico/autore Simone Repetto, restava la parte più dura del lavoro: studiare un format vincente che potesse colmare la distanza tra il pubblico e il “palco”.
Le scelte tecniche sono state probabilmente le più semplici da compiere, grazie agli strumenti e alle tecnologie già presenti in azienda.
La sala di registrazione è diventata il cuore pulsante di tutto il progetto: le luci, i tecnici e le attrezzature hanno rappresentato un ottimo punto di partenza. Tra gli altri, l’utilizzo del blue screen e il chromakey ha permesso di includere immagini e fotografie, che hanno sicuramente contribuito a creare l’atmosfera gioiosa desiderata.
Non va sottovalutata la piattaforma scelta per lo spettacolo, Zoom, che ha garantito un margine di lavoro piuttosto ampio, grazie all’importante esperienza maturata nel tempo in azienda. Gestire un progetto nuovo, utilizzando, seppur con un approccio radicalmente diverso, un ambiente di lavoro di cui si ha grande padronanza, ha contribuito al successo già dal primo spettacolo.
Il coinvolgimento attivo del pubblico doveva essere la prerogativa nelle scelte strategiche, per dare l’idea di uno spettacolo web interattivo: la bellezza dell’andare a teatro risiede proprio nella sensazione di essere immersi nella scena e, soprattutto con gli spettacoli comici, di farne quasi parte.
Forti dell’esperienza aziendale in linguaggi e piattaforme multimediali, abbiamo trovato la soluzione: capovolgere la situazione standard dei corsi di formazione a distanza permettendo a tutti di vedersi e di interagire come protagonisti. Il pubblico, grazie alla regia in diretta che coordinava “dietro le quinte” la partecipazione di tutti, poteva porre domande, intervenire e rispondere anche a sondaggi, direttamente dal proprio divano.
Decidere di mantenere gli schermi di tutti i partecipanti attivi è stata sicuramente una delle mosse vincenti. Così facendo, siamo riusciti ad andare oltre il “One Man Show”, in cui l’audience si limita ad ascoltare passivamente, tramutando il tutto in uno spettacolo interattivo sotto ogni punto di vista: ci piace pensare che per 90 minuti siamo entrati nelle case dei nostri spettatori e che loro, contemporaneamente, sono entrati nel nostro studio.
Si è creata così, inaspettatamente, una comunità di sconosciuti che hanno iniziato a comunicare e a socializzare tra loro, quasi come se si conoscessero da tempo: nessuna vergogna nel mostrarsi nell’intimità di casa propria, con la tavola apparecchiata o in pigiama!
Questa sensazione di familiarità e spensieratezza ha permesso ad Antonio Ornano di giocare con gli spettatori, prendendosi e prendendolo in giro, garantendo una totale spontaneità.
L’improvvisazione grazie al “contatto” con l’audience ha giocato un ruolo fondamentale nella riuscita del progetto, che in 3 diverse edizioni dello spettacolo (più repliche) ha visto collegati migliaia di utenti, felici e divertiti da questa “invasione domestica” spiritosa. Adulti, bambini, coppie, famiglie, persino single che hanno lanciato un appello per trovare l’amore: tutti si sono sentiti a proprio agio a svelarsi nella propria quotidianità, partecipando a questo nuovo modo di fare teatro.
Un progetto nuovo, concretizzato in tempi record, sfruttando in maniera diversa ma innovativa le tecnologie di utilizzo quotidiano: è stata un’estremizzazione aperta delle regole standard dei corsi in e-learning, combinata a creatività, coraggio e ovviamente una piccola dose di sana follia.
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]]>La città della Lanterna o la città del Ponte? Leggi altro »
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Sono passati quasi cinquecento anni e Genova torna a essere Superba per un’opera architettonica. Senza mai dimenticare che è stata un’immensa tragedia a rendere famoso il Ponte “ex Morandi” (in attesa del nome ufficiale), è indubbio che la ricostruzione con procedure straordinarie, in tempi record nonostante alluvioni e Covid-19, su disegno della archistar cittadina Renzo Piano, lo renderà un simbolo unico.
Città strana Genova… lunga, stretta, senza spazi, arroccata intorno al suo grande porto su ripide e ventose colline; strani anche i suoi abitanti, riservati, scontrosi, rinchiusi tra grandi mura che nel XVII secolo superano una lunghezza complessiva di 19 chilometri, a proteggere un centro storico tra i più estesi d’Europa.
Quante eccellenze per l’antica Genova: all’epoca delle Crociate, l’utilizzo della Croce di San Giorgio è concesso alle navi inglesi per avere protezione dai pirati e ancora oggi il vessillo della Corona contiene il simbolo della Repubblica Marinara. All’inizio del 1400 la ricchezza delle famiglie genovesi è tanta che inventano la prima banca, il Banco di San Giorgio, costruiscono ville, palazzi sontuosi e capolavori come la cinquecentesca, intatta Via Garibaldi, inserita dall’Unesco fra i patrimoni mondiali dell’umanità. Proseguono le grandi navigazioni e un certo Cristoforo Colombo scopre quelle che saranno Le Americhe, con l’aiuto di marinai eccezionali vestiti di un tessuto particolare, oggi celebre in tutto il mondo: il Jeans.
Sono “record” che appartengono al passato. Ma anche in epoche più recenti Genova ha saputo primeggiare: nello sport, a fine 1800 nasce il calcio in Italia con il Genoa Cricket Club (1893) e viene fondato il primo circolo velico, il Regio Yacht Club Italiano (1879, oggi YCI) che avrà un ruolo di guida per la diffusione della vela; un po’ più tardi, negli anni quaranta, la subacquea muove i primi passi nel porticciolo Duca degli Abruzzi con Cressi, Mares e Durand de la Penne. Non è quindi un caso se a Genova ci sono l’Acquario e il Salone Nautico.
Nonostante un’immeritata fama di città grigia (in realtà per il colore dei suoi meravigliosi tetti in ardesia), cultura, arte e spettacolo abitano a Genova: nel 1892, in un vicolo del centro, a due passi dal Palazzo Ducale e dal Duomo, viene fondato il Partito Socialista Italiano; grazie al passaggio dei transatlantici, il Jazz ha un’influenza nella cultura musicale cittadina, che qualche decennio più tardi dà origine alla canzone italiana d’autore con Lauzi, De Andrè, Conte e Paoli; negli stessi anni si esprimono grandi comici come Govi e Villaggio, poi Grillo, Crozza, Luca e Paolo. In pieno centro ha sede il Teatro dell’Opera Carlo Felice, uno dei più importanti per modernità e dimensioni.
Nei secoli il cuore pulsante di Genova è sempre stato, ovviamente, il Porto. Gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’industria pesante e caratterizza, poi condiziona anche negativamente, l’economia genovese per tutto il novecento. L’impulso economico è accompagnato da una crescita della popolazione che negli anni settanta è arrivata a superare le ottocentomila unità.
La successiva grande crisi industriale è stata dolorosa non solo in termini economici, ma soprattutto demografici (oggi i genovesi sono meno di seicentomila!), svuotando rapidamente la città in un declino inarrestabile, fino al crollo del Ponte, emblema di un territorio che ha costantemente perso aziende, posti di lavoro e rilevanza nazionale, isolato da infrastrutture al collasso.
Le “teorie” che hanno provato a spiegare le dinamiche distruttive di Genova, spaziano dalla burocratizzazione della vita portuale dovuta a un dialogo difficile con i “camalli”, limitando lo sviluppo del porto, all’ingerenza negativa dello Stato durante il processo di irizzazione che ha ostacolato una sana cultura d’impresa, al complicato compromesso politico tra due poteri molto forti in città, che hanno preferito controllare anziché sviluppare: quello ecclesiastico e quello politico.
La vera domanda è dove sono finite le famiglie genovesi dominatrici per secoli? Perché si sono chiuse nei loro palazzi e hanno smesso di essere commercianti eccezionali? Cosa è mancato? Forse si è chiuso un ciclo, molto lungo. A tutti i livelli è venuta meno una classe dirigente capace di innovare e trasformare, nelle istituzioni e nelle aziende.
È emblematico come alle ultime elezioni regionali nessuno dei due candidati alla Presidenza fosse un genovese (quando la Liguria è sempre stata Genova-centrica); il Sindaco Bucci è un genovese “atipico”, manager internazionale che ha vissuto la maggior parte della sua carriera negli Stati Uniti. Circostanze estranee che hanno prodotto un’energia positiva, complice la rinnovata sinergia tra Confindustria e Camera di Commercio, Aeroporto e Autorità Portuale, qualcosa è (forse) cambiato… La tragedia del 14 agosto 2018 ha cementato tutti gli attori, opinione pubblica inclusa, verso una svolta con un orizzonte superiore ai confini delle storiche mura.
Tre macro settori economici hanno ormai basi solide con alto potenziale: il porto, in accordo a una tradizione secolare ma con prospettive di crescita nel momento in cui le grandi opere risolveranno il problema infrastrutturale su gomma e ferro; il turismo, grazie a un rinnovato appeal trainato dal citato Acquario, dal mondo delle crociere e da una valorizzazione del patrimonio storico; l’industria high tech, fondata su un tessuto di Micro e PMI attente all’innovazione, rilanciata dall’insediamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dalla costruzione del Great Campus Erzelli, ironicamente rinominato “Basilicon Valley”. A proposito, il basilico e ovviamente il pesto, sono un’eccellenza tutta genovese.
Oggi, durante la più grave pandemia della storia moderna, si fa riferimento al “modello Genova”. Nonostante un declino che accompagna la città da quasi cinquant’anni, la Superba è simbolicamente un faro, La Lanterna, punto di riferimento di una capacità di risorgere dove sembrava impossibile. La storia secolare è testimone delle potenzialità che Genova può esprimere, nelle persone e nel territorio. È il momento di pensare positivo, è doveroso guardare al domani, a una “nuova normalità” sostenibile, aperta all’integrazione sociale e focalizzata sulle innovazioni tecnologiche in quanto strumenti per migliorare la qualità della salute, della vita lavorativa e sociale.
Che Genova, o meglio Ianua, sia la porta di accesso verso una visione evolutiva del decennio 2020, perché si annuncia tanto difficile quanto cruciale per le generazioni future.
“A Genova puoi vedere i gabbiani volare dall’alto” (Renzo Piano)
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Durante la pandemia, tutti hanno la possibilità attivare 6 mesi di Microsoft Teams a costo zero in versione premium, ovvero con tutte le funzionalità più evolute tra cui lo storage cloud e la possibilità di organizzare meeting online con un massimo 10.000 partecipanti.
Microsoft ha anche aggiornato il piano gratuito di Teams, eliminando le restrizioni sul numero di utenti che possono entrare a far parte di un team e aprendo a tutti le funzionalità di videoconferenza. Questa versione supporta fino a 300 membri, con accesso ospite, chiamate video e audio one-to-one e di gruppo, file condivisi (2 GB per utente e 10 GB per squadra), condivisione dello schermo e colorazione dei documenti tramite le app di Office.
Teams, successore di Skype for Business è di fatto una funzionalità di Office 365 e chiunque può iscriversi alla versione gratuita utilizzando un account Microsoft. Un software affidabile e di qualità.
Webex è la piattaforma professionale di Cisco utile per organizzare riunioni, eventi, webinar e corsi formativi. Molto diffusa nelle aziende, anche di grandi dimensioni, si adatta bene alla presenza di numerosi partecipanti, e ingloba diversi applicativi che la rendono uno dei migliori sistemi di videoconferenza sul mercato.
Tra le molte funzioni disponibili su Webex, ci sono i video di alta qualità e la utilissima commutazione video a voce, opzione che consente di mettere in evidenza la persona che parla durante la videoconferenza. Disponibile poi Meeting audio, funzione utile per riunioni e durante la formazione a distanza, che permette di condividere una presentazione con audio attivo. Webex per l’emergenza Coronavirus, ha messo a disposizione la sua tecnologia per la didattica a distanza per il sistema scolastico italiano. Disponibile anche app iOS e Android.
Zoom è un’altra tra le più diffuse piattaforme web per meeting, webinar e collaborazione da remoto. È una piattaforma estremamente versatile, capace di adattarsi alle esigenze più disparate. Consente la condivisione dello schermo di qualunque dispositivo, mettendo a disposizione una suite di strumenti collaborativi, utili nel caso di riunioni di lavoro a distanza per le quali è richiesta la condivisione di idee e contributi.
A differenza di altre piattaforme, Zoom non necessita di una rubrica interna per avviare conversazioni o videoconferenze: si possono invitare con estrema semplicità i partecipanti utilizzando la propria casella di posta elettronica o servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp, Telegram ecc.).
Nel panorama dei software di videoconferenza è presente da tempo anche Google, che come Microsoft ha deciso di rendere la piattaforma Hangouts Meet liberamente accessibile per i clienti possessori di un account G Suite o G Suite for Education. Il servizio è progettato per funzionare nel browser Google Chrome con app mobili disponibili su iOS e Android.
Il set esatto di funzionalità dipende dalla versione di G Suite. Il numero di partecipanti, ad esempio, è limitato a 100 per G Suite Basic, 150 per le aziende e 250 per le imprese. Per lo streaming live (fino a 100.000 membri del pubblico) e per la possibilità di registrare riunioni e salvarle su Google Drive, è necessario essere abbonati alla G Suite Enterprise.
È un’applicazione che rientra nella categoria degli strumenti di collaborazione aziendale utilizzato per inviare messaggi in modo istantaneo ai membri del team. Una delle funzioni di Slack è la possibilità di organizzare la comunicazione del team attraverso canali specifici, che possono essere accessibili a tutto il team o solo ad alcuni membri. È possibile comunicare anche attraverso chat individuali private o chat con due o più membri.
Grazie all’integrazione con diverse applicazioni è possibile aumentare le prestazioni del software e la produttività del gruppo di lavoro. All’interno della piattaforma si possono infatti utilizzare Google Drive, Trello, Google Calendar e altre applicazioni diffuse soprattutto in ambito aziendale.
Un limite di questa applicazione è che le videochiamate sono disponibili solo su piattaforme desktop mentre le app iOS e Android sono limitate alle chiamate vocali.
GGallery è un’azienda specializzata nei servizi e-learning e in tutte le varianti della formazione a distanza. È stato quindi naturale costruire una soluzione personalizzata che integra diversi strumenti per supportare i propri clienti anche nell’organizzazione di videoconferenze, webinar o registrazioni video da remoto.
In particolare è stata avviata una collaborazione con SkyMeetingLIVE per:
Per avere una presentazione della nostra offerta o una demo online, potete contattare i nostri specialist:
Alessia Luca alessia@gallerygroup.it o Roberto Stranieri roberto.stranieri@ggallery.it
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]]>Cambiamenti climatici: industria farmaceutica una risorsa indispensabile Leggi altro »
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]]>Gallery Health è un’azienda con oltre dieci anni di specializzazione nella comunicazione del settore farmaceutico. A questo bagaglio di esperienza si è unita l’importante partnership con l’agenzia Chiappe Revello Associati che supporta le imprese Farmaceutiche e di molti settori industriali, in percorsi personalizzati di ricerca e coinvolgimento del pubblico sulla base delle reali esigenze del cliente.
Per informazioni o approfondimenti:
Patrizia Petretto: p.petretto@chiapperevello.it
Paolo Levati: p.lev@galleryhealth.it
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]]>Digital Divide: chi sono i nuovi analfabeti? Leggi altro »
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In Italia l’82% della popolazione ha accesso ad internet, questo dato però è ampiamente falsato: basti pensare che possedere uno smartphone fornisce formale accesso alla rete, ma non la capacità di saperla utilizzare.
Il dato più interessante lo fornisce l’ISTAT, evidenziando come coloro che sono esclusi dal “mondo digitale” ne perdono i benefici, con un evidente danno socio-economico e culturale. Ad aggravare la situazione, proseguono gli studi ISTAT, è il fatto che il digital divide coinvolge maggiormente i ceti sociali già svantaggiati, creando un pericoloso circolo vizioso di crescente esclusione e povertà.
Il digital divide è però ovviamente in continuo movimento, trovando nuove forme e sostanziandosi in modi molto diversi.
Se infatti una ricerca su Google o la lettura della posta elettronica possono essere considerate, a livello di conoscenze tecniche, accessibili a quasi tutti, il discorso cambia quando parliamo dell’utilizzo dei servizi digitali della pubblica amministrazione, delle banche, delle assicurazioni o dei social network.
A essere vittima di questa tipologia di digital divide, a prescindere dal ceto sociale, sono infatti in gran parte gli anziani, esclusi e resi veri e propri “analfabeti 2.0”.
Se da una parte il 15 Novembre del 1960, in una Italia che iniziava a rialzare la testa e usciva definitivamente dal periodo del “dopoguerra”, l’immortale Maestro Manzi insegnava le nozioni base di lettura e scrittura, così oggi è più che mai necessario “alfabetizzare” la popolazione all’uso corretto e consapevole degli strumenti che il mondo digitale ci mette a disposizione.
Se non sei sui social non esisti! Quante volte avete sentito questa frase? Il 60% della popolazione italiana (compresi neonati e centenari!) utilizza quotidianamente i social per connettersi con gli amici, restare aggiornato sull’attualità, condividere interessi e trovare intrattenimento e divertimento.
Al di là della semplice provocazione, è utile e necessario aiutare a entrare nel mondo dei social network chi ancora non vi è presente, garantendo massima sicurezza e trasparenza. Con questi obiettivi nasce, quasi per gioco, il progetto www.socialpertutti.com idea subito diventata reale grazie alla collaborazione tra due amici e professionisti del settore: Paolo Macrì e Carlo Casarico.
Se le informazioni che trovi sul sito Ti incuriosiscono o vuoi approfondire e avere aiuto anche per sviluppare la strategia social della Tua azienda, non esitare a contattarci:
paolo@gallerygroup.it
carlo.casarico@gmail.com
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]]>I trend che guideranno il Digital Marketing Leggi altro »
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Grazie agli algoritmi di machine learning che vengono utilizzati in diverse attività di comunicazione, come e-mail, social media e web marketing, i software di marketing automation sono in grado di analizzare automaticamente una grande mole di dati, per effettuare una valutazione completa dei diversi comportamenti degli utenti.
Nessun brand potrà prescindere dalla creazione di strategie di marketing omnichannel. L’integrazione fra i diversi canali di comunicazione, per raggiungere gli utenti attraverso tutti i “punti di contatto” e rispondere in modo esaustivo ai loro bisogni, sarà un’attività sempre più centrale per le aziende.
Per un’esperienza utente di qualità, l’utilizzo sempre maggiore di chatbot e livechat sarà un altro dei trend più significativi dei prossimi anni. Secondo la società di consulenza Gartner, entro il 2020 l’85% delle interazioni con i clienti sarà gestito da chatbot. Risulta con chiara evidenza che se ben progettati i sistemi di chatbot e livechat sono in grado di incrementare le conversioni di siti web ed e-commerce.
Secondo un’altra importante società di ricerca, ComScore, già nel 2020 le ricerche vocali arriveranno a coprire il 50% di tutte le ricerche complessive: la Voice Search apre quindi infinite opportunità di business. L’ottimizzazione dei contenuti per la ricerca vocale si baserà su alcuni elementi chiave che comunque valgono anche per quella testuale e che spaziano dalla lunghezza degli articoli alla suddivisione del testo in blocchi, alla creazione di pagine FAQ.
L’analisi dei big data continuerà a rappresentare una componente fondamentale per qualsiasi strategia di digital marketing. Tutti i software per la gestione dei dati, come i CRM, quelli per la produzione di contenuti, ovvero i CMS e la marketing automation dovranno integrarsi fra di loro: in tal modo sarà possibile ottimizzare una serie di attività che spaziano dall’invio delle mail alla profilazione delle campagne di advertising.
Creatività, automazione e soprattutto personalizzazione: ecco le chiavi del successo per fare marketing oggi. I canali, gli strumenti, le modalità e i tempi della comunicazione sono radicalmente cambiati ed è quasi impossibile paragonare un’agenzia di comunicazione “anni ’80” (epoca storica per il marketing televisivo) con un’attuale agency multicanale. Le competenze creative ed editoriali, per quanto importanti e alla base del “prodotto comunicazione” devono integrarsi con le competenze tecnologiche, che consentono enormi potenzialità di profilazione, misurazione e moltiplicazione. Per questo essere un’agenzia a 360° oggi è molto più complesso e richiede una molteplicità di figure professionali differenti che devono lavorare continuamente in team. GGallery è certamente in grado di offrire un servizio completo ed efficiente proprio perché basa la propria forza sulle tante professioni rappresentate in azienda e sull’eterogeneità dei servizi offerti. Vi invitiamo quindi a conoscere la nostra offerta e a contattare uno dei nostri project manager, figure fondamentali per avere una visione d’insieme e una regia coordinata in ogni progetto.
martina@gallerygroup.it
francesca@gallerygroup.it
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]]>Benefit Network: il circuito del valore che genera PRO-FIT Leggi altro »
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]]>Il network è come un circuito elettrico composto da un filo conduttore che lega il generatore (pila) all’utilizzatore (lampadina) purché venga acceso l’interruttore. Potremmo dire che il network tra Imprese e Professionisti ha lo stesso scopo. Il filo conduttore è la rete di relazioni professionali, basate sul criterio di fiducia reciproca, che si mantengono nel tempo e creano profitto trasversale e condiviso.
Proprio con questo tipo di criterio è stato costituito il “Network Italiano delle Società Benefit”, un nuovo “filo conduttore” che fonda le sue radici nelle parole welfare, sostenibilità, senso della collettività. In questo caso una gruppo di società già benefit e alcuni Valutatori di Impatto impegnati ad accompagnare le imprese nel processo di trasformazione, si sono uniti per fondare un vero e proprio network aperto a nuove adesioni.
Il termine Impresa Benefit è ancora relativamente nuovo. Una società Benefit è un’impresa che, nella concretizzazione del proprio interesse economico genera, in maniera consapevole, benefici per la propria comunità e per i propri stakeholder di riferimento, inserisce l’intento nel proprio Statuto e alla fine di ogni anno deve rendicontare l’impatto del beneficio generato. Questo recente modello economico alternativo ha la grande ambizione di sostituire quello tradizionale, basato sulla concezione di impresa orientata al puro profitto. In un sistema produttivo di questo tipo, maggiormente efficiente e orientato alla condivisione delle risorse, cambia il concetto di economia, si pone al centro l’uomo e i suoi bisogni e non più solo il prodotto.
Diventare società Benefit ha una serie di vantaggi tra cui la possibilità, come nel caso del network, di unirsi ad altre aziende dalla reputazione stabile, riconosciute per il beneficio che creano per la società e diventare più allettante per alcuni investitori, in quanto essere Benefit offre maggiore responsabilità e trasparenza nel perseguire la propria missione.
Un dettaglio importante che va sottolineato: nel circuito delle imprese Benefit la gestione della comunicazione non può essere improvvisata ma si fa ancora più determinante e fondamentale. Saper comunicare e saper affiancare le aziende interessate a intraprendere un percorso di questo tipo necessita di anni di esperienza e di competenze specifiche. Affidarsi a professionisti del settore può fare la differenza. Il compito della comunicazione offre il vantaggio di diffondere con programmi specifici i principi e la natura dell’ Impresa Benefit e può contribuire in maniera trasversale alla creazione di nuove opportunità di sviluppo economico.
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GGallery ha avviato una partnership con Chiappe Revello Associati per contribuire con le proprie competenze digitali a implementare efficienti processi di formazione e comunicazione per le aziende Benefit.
Chiappe Revello fonda le sue radici nella competenza focalizzata sulle azioni di sostenibilità e ha intrapreso ormai da tempo percorsi personalizzati di affiancamento alle aziende interessate ad intraprendere questo tipo di percorso; per maggiori informazioni puoi contattare p.petretto@chiapperevello.it.
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]]>Il ruolo dell’Influencer nel percorso d’acquisto Leggi altro »
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]]>È interessante notare che sia per coloro che seguono le celebrity che per coloro che sono più interessati dalle pagine social di marchi famosi le categorie “merceologiche” più attenzionate sono praticamente le stesse. Il maggior interesse è legato alle tematiche relative all’abbigliamento, alla cucina e all’intrattenimento. A seguire le pagine di turismo spot, benessere, cosmetica.
Lusso e prodotti per l’infanzia sono categorie che generano un coinvolgimento minore.
Relativamente ad argomenti di cucina gli influencer generano molto più engagement: è il 2° argomento più trattato dagli influencer seguiti, rispetto alle pagine di marche del settore food, al 5° posto nella classifica delle categorie maggiormente seguite.
Quanto incide l’influencer marketing sulle scelte d’acquisto?
Il ruolo degli influencer è quello di instradare un percorso d’acquisto dei propri follower, stimolando in loro il desiderio di informarsi su un determinato prodotto o servizio. Il 62% del campione ha acquistato almeno un prodotto dopo averlo visto promosso da un influencer, ma tale acquisto non è avvenuto nell’immediato, tramite il link del post/story: la maggior parte degli acquirenti (74%) ha finalizzato la conversione qualche tempo dopo, su altri canali.
I siti di e-commerce come Amazon sono i canali privilegiati dagli utenti di tutte le età, tuttavia il focus sulla generazione Z rivela che il punto vendita fisico riveste ancora un buon appeal per molti giovani. L’influencer dunque è un’importante base di ispirazione in grado di costruire affinità e senso di appartenenza attorno ai valori del brand ma ha un’incidenza più ridotta rispetto all’attivazione diretta dell’acquisto.
Per sfruttarne tutto il potenziale, è necessario che diventi parte integrante di una campagna più articolata e utilizzarlo come vero e proprio punto di contatto, unitamente a quelli più tradizionali.
Infatti mentre il 39% dei followers chiede maggiori informazioni direttamente all’influencer (percentuale già molto elevata) il 70% si fa “ispirare” dagli stessi ma il 74% cerca poi informazioni anche altrove. È evidente come ogni punto di contatto giochi un ruolo ben preciso nel supportare la marca, infatti alcuni media assolvono a compiti più “informativi” (awerness e familiarity) mentre altri più esperienziali, come il punto vendita, hanno un importante ruolo nel guidare le valutazioni d’acquisto.
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]]>Coronavirus. Il Miur pronto a incentivare l’homeschooling Leggi altro »
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Anche in Italia la stessa ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha annunciato che si sta attivando per la didattica a distanza. Perché la scuola non può rimanere ferma, tanto meno in un momento come questo. Lo ha confermato durante un webinar tenutosi il 25 febbraio dal titolo “Emergenza Coronavirus, la scuola non si ferma. Col digitale al servizio degli studenti”. “Il ministero dell’Istruzione è in campo, ci stiamo raccordando con tutte le autorità competenti per dare messaggi che rassicurino e supportino i nostri studenti, le famiglie, il personale scolastico – ha sottolineato la ministra – La nostra comunità scolastica sta dando una risposta molto positiva in tutto il Paese. Al momento ci sono scuole chiuse in alcune Regioni come misura precauzionale. La situazione è in evoluzione, stiamo valutando tutti gli scenari. Il diritto alla salute in questo momento viene prima di tutto, ma non vogliamo farci trovare impreparati – ha proseguito – Stiamo studiando soluzioni per la didattica a distanza. Vogliamo garantire un servizio pubblico essenziale ai nostri studenti”.
Sul sito del Miur dal giorno successivo si legge
“I dirigenti scolastici delle scuole in cui l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, ponendo particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Il Ministero dell’Istruzione è al lavoro, attraverso la propria task force, per supportare le scuole per la didattica a distanza. Si partirà dalle numerose buone pratiche già messe in campo dalle scuole. E si lavorerà anche con realtà pubbliche e private che collaborano da tempo con il dicastero e che metteranno a disposizione contenuti e supporti digitali.”
Contemporaneamente il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica Gaetano Manfredi in una nota ufficiale ha annunciato “Da lunedì 2 marzo, nelle aree colpite dal coronavirus, gran parte degli universitari potrà progressivamente tornare a seguire le lezioni sul web grazie all’insegnamento a distanza. Dopo un confronto sui provvedimenti sul contenimento dell’emergenza epidemiologica, con i rettori delle aree interessate abbiamo concordato tutte le disposizioni da attuare. Tra le altre, c’è quella utile a garantire la partecipazione degli studenti alle attività didattiche attraverso il web”. “Si tratta – chiude il Ministro – di un primo passo verso il ritorno alla normalità, con l’auspicio che agli Atenei, a emergenza superata, possa presto essere restituita la loro funzione di luogo di aggregatori sociali e non soltanto culturali”.
Anche se non direttamente collegata alla presa di posizione dei due ministri un’altra notizia va nella direzione di una maggiore attenzione alla formazione a distanza in tutte le sue forme. È stato infatti confermato il ritiro del decreto Fioramonti che – in sintesi – chiudeva le lauree telematiche in psicologia e scienze della formazione non considerandole sufficienti dal punti di vista formativo ed organizzativo. Indipendentemente dai tragici motivi per i quali si è attivato un positivo focus sulla formazione a distanza, non possiamo che salutare positivamente questa rinnovata attenzione per un metodo di insegnamento che non potrà che avere un grande sviluppo in tutti gli ambiti formativi, da quello scolastico a quello lavorativo.
La Formazione A Distanza è una modalità formativa sempre più utilizzata, anche in ambito professionale ed aziendale, in quanto permette l’utilizzo di diversi strumenti (videolezioni, webinar, test online, questionari, materiali scaricabili, …) fruibili da grandi numeri di utenti e con potenzialità molto simili alla formazione in presenza, dove ogni partecipante può utilizzare o condividere contenuti, intervenire e porre domande o fare esercitazioni. La nostra azienda si occupa da molti anni di Formazione utilizzando le modalità e-learning (oggi anche mobile learning) e possiede sia le competenze sia le strutture per mettersi a disposizione delle Scuole in qualità di partner tecnologico editoriale, per implementare queste nuove metodologie didattiche. Per ricevere il documento con le nostre soluzioni metodologiche, tecnico-didattiche o per una videocall di approfondimento, contatta le nostre
specialist: Francesca Ferrando e Martina Moresco.
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